LADY GRUNGE

Le avvisaglie c’erano state: la mostra al New Museum di New York dedicata al 1993, la sfilata shock di Saint Laurent, un certo gusto che i giovani fotografi hanno per le scenografie scarne, le giovani modelle che sembra si siano appena alzate dal letto e uno stile affine allo snapshot. Tanti piccoli segnali di insofferenza nei confronti dell’opulenza imperante che fanno guardare indietro, a un decennio fa, proprio quel 1993 in cui il grunge esplodeva sui giornali di moda. Si trattava dello stesso anno di pubblicazione dell’ultimo album dei Nirvana, “In Utero”, che coincise con il massimo successo della band americana, ormai non più un nome di nicchia.

A parlare a chiare lettere di “febbre grunge” è Vogue Paris, bibbia modaiola della Condé Nast, dove un servizio che alterna studio e location racconta la moda dell’inverno 2013: maglioni oversize, tartan come se piovesse – per le classiche camicie da boscaiolo ma anche in capi più strutturati – collant trasparenti portati con gli anfibi, come amava fare Courtney Love, allora consorte di Kurt Cobain e nota rrriot girl, micropull pelosi o knitwear a trame larghe, abitini minimi e leggeri come veli, tanta pelle, catene e altri retaggi di derivazione punk.

Ma la reinterpretazione del servizio, firmato da Mert Alas & Marcus Piggott, dimostra che il grunge può avere un’allure tutt’altro che trasandata e perdente. Come ci hanno dimostrato d’altronde stilisti quali Dries Van Noten o Alessandro dell’Acqua, anche la camicia a quadri può divenire un elemento essenziale in un guardaroba estremamente sofisticato e femminile. Basta azzardare le giuste combinazioni: come una gonna a tubo o dei pantaloni in voile a fiori.

Nulla è vietato nel grande guardaroba postmoderno.

Images © Mert Alas & Marcus Piggott for Vogue Paris, September 2013

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